Vini da scoprire, la riscossa dei vini leggeri

Le due Barbera e il Timorasso sono precise e di notevole ampiezza. Invece il Cortese (2014) ci ha lasciati in stato stuporoso sin dal primo assaggio: è un vino che porge un bagaglio aromatico ricco con assoluta disinvoltura e senza sacrificare nulla in termini di tonicità, spontaneità e freschezza di beva. Affina in acciaio restando circa otto mesi a contatto con i propri lieviti, e non passa attraverso la fermentazione malolattica. Tecnicismi a parte, è un gran bianco, che può accompagnare le preparazioni semplici della gastronomia vernacolare ma all’occorrenza anche tenere a bada le più strampalate invenzioni di cucina creativa di taluni invasati.

Vini da scoprire, la riscossa dei vini leggeri, di Castagno-Gravina-Rizzari

Studiamo e impariamo il “tempo” del Timorasso, di Erika Mantovan

E in questa prima “serie Tv”, diventata ormai un cult, le novità che invogliano a seguirla non sono tardate ad arrivare: la cantina Oltretorrente è una realtà giovanissima che crea un bel “logico disordine”. La qualità raggiunta dei vini partoriti in soli 7 anni di attività è strabiliante. Chiara e Michele sono due giovani agronomi che dopo la laurea e qualche esperienza in cantine delle Marche finiscono tra i Colli tortonesi. Un caso, un destino, fatto sta che si spingono fino a Paderna e qui trovano la strada per iniziare il proprio percorso come produttori con 50mila euro. L’ integrità e l’ampia superficie un po’ libera ed incontaminata a tratti abbandonata da vecchi contadini era pronta a concedersi e liberare, insieme a loro, il proprio talento. E allora nel 2010 si parte e si lavora alla vecchia maniera: con passione e manualità. I 7 ettari sono suddivisi in 6 diverse parcelle in cui le piante si trovano esposte a Nord e a Sud a 300 metri, e sono di età sia secolare che giovane (15 anni). Il tutto è lavorato con approccio sano e sensibile finalizzato al recupero della naturale fertilità dei suoli. Oggi l’azienda è certificata biologica.

E nella cantina, dove tutto è iniziato, nel cuore del paese, quando si scende sotto terra si trovano vecchie vasche in cemento, ancora usate per le fermentazioni, e le barrique francesi destinate all’affinamento dei rossi.

Il tempo è il risultato di trasformazioni e fatiche e regala, infatti, molte soddisfazioni: per Oltrettorente si sono aperti e sviluppati i mercati stranieri (15) e quello italiano. Con i primi guadagni si è dato il là ad ulteriori investimenti e quindi nuove vasche da inserire in un locale più grande e funzionale cosi da continuare a sfidarsi focalizzandosi, in primis, sul vitigno più redditizio: il Timorasso. Questa “nicchia ecologica” è degna del nome Oltrettorrente alias “Parma Vecchia”, conosciuta per aver sempre ospitato gente lontana e diversa. Dopo la nascita dei figli e Michele e Chiara sono stati ancora più generosi con questa terra. Generosi, si, come i loro vini: il Cortese 2016 si illumina nel bicchiere con scintille di pompelmo e mallo di noce. E al palato si scalda con equilibrio e costante sapidità e freschezza. E il Timorasso? Quello nato nel 2010 è un velluto di agrumi. Una plancia strutturata e piena. Un grande artista che pittura una tela delicata e fresca a pastello che sa di zafferano.

http://www.lucianopignataro.it/a/studiamo-impariamo-tempo-del-timorasso/131424/

Impressioni di primavera, di Francesco Falcone

Michele Conoscente e Chiara Penati (Paderna, Piemonte)

A Casa del demiurgo Walter Massa, nuovi talenti si affacciano sulla scena produttiva. Michele e Chiara, ad esempio. Milanesi ormai stabilmente in terra tortonese, coppia nella vita e nel lavoro, entrambi agronomi con un trascorso in giro per l’Italia del vino, dal 2010 fanno i vignaioli a tempo pieno realizzando vini (fin da subito convincenti) con il marchio Oltretorrente (da qualche tempo nell’orbita di Cave de Pyrene di Christian Bucci).

Buonissimo, in particolare, il Timorasso coltivato sulle marne bianche del versante settentrionale di Paderna, da un impianto di quindici anni posizionato intorno ai 300 metri di altezza. L’edizione 2011 lascia il segno evocando ora Sancerre (di terres blanches), ora Chablis (di fibra), con in più l’accalorata spinta sapida che rappresenta il tratto distintivo del terroir. E anche le annate successive (l’ultima è la 2015) non perdono quota.

https://www.winesurf.it/impressioni-di-primavera/

Timorasso, la scommessa vincente – La Repubblica del 17 Aprile, 2017

Timorasso, la scommessa vincente

La Repubblica del 17 Aprile, 2017
Se questa settimana siete stati al Vinitaly o se amate il vino, non vi sarà certo sfuggito che uno dei protagonisti degli anni recenti è il Timorasso, il vitigno alessandrino da cui si ottiene un bianco strutturato, adatto anche all’invecchiamento. Nomi come Mariotto, Boveri, Colombera, Ricci,e sopra tutti quello di Walter Massa sono diventati così riconosciuti che addirittura un big come Oscar Farinetti ha deciso di investire nel Tortonese. Ma ben prima di Mr. Eataly, i giovani agronomi Chiara Penati e Michele Conoscente (nella foto) decidevano di scommettere sul territorio: meno che trentenni, milanesi, laureati in agraria, nel 2010 scelgono di vivere e lavorare assieme («ma ognuno ha il proprio ambito – dice Michele – altrimenti vanno a monte sia lavoro che coppia»). Partono da zero, senza santi in paradiso: raccolgono 50mila euro e comprano un ettaro e mezzo di vigne vecchie e una cantina da 90 metri quadri a Paderna, sui colli tortonesi. Così nasce Oltretorrente. Vendemmia dopo vendemmia, sommano quattro ettari con vigne che arrivano al secolo, quattro vini – cortese, rosso, timorasso e barbera superiore – 18mila bottiglie e due bimbe, Caterina e Carlotta. «Siamo capitati qui per caso – continua Michele – io avevo lavorato come enologo nelle Marche ma cercavamo qualcosa vicino a Milano. Ma appena siamo arrivati a Paderna abbiamo capito che era il posto giusto». Il posto giusto per fare il vino con cura (hanno la certificazione biologica), farlo buono – il timorasso sopra tutti – crescere un piccolo passo dopo l’altro e costruire una famiglia. Oggi vendono in 15 Paesi e continuano a investire

ErGentili Wine Ratings

Colli Tortonesi Cortese 2015
Originale nei profumi di stampo floreale e minerale (idrocarburi), possiede un sapore intenso, fresco, sapido, continuo, persistente nel finale. Elegante e ben caratterizzato è un bianco di personalità.
90 p.ti
Colli Tortonesi Timorasso 2013
Piuttosto riservato al primo impatto olfattivo, rivela, dopo adeguata ossigenazione, note di fiori secchi, di camomilla e tiglio oltre a tratti minerali; in bocca è fortemente caratterizzato da un’acidità decisa che attraversa il palato e rende il sapore più vivo e lungo anche se ancora un po’ brusco.
88 p.ti

http://www.ernestogentili.it/novembre-2016-bianchi-piemonte-e-lombardia/

Slowine 2015

Nella piccola cantina si vinifica con mano sicura e poco invadente. Ecco così vini di carattere territoriale, nitidi e personali. Il Colli Tortonesi Timorasso 2012 vanta deliziose note di fiori bianchi e gialli, miele e gesso, cui fa seguito un palato verticale, elegante, di evidente trama minerale-salata che dona allungo. Il Colli Tortonesi Barbera Sup. 2011 è profondo come le radici dei ceppi centenari da cui proviene. Dalle vigne giovani (60 anni di età!) il Colli Tortonesi Rosso 2013 (vino quotidiano) è un uvaggio di barbera e dolcetto gradevolmente spigoloso. Molto gustoso anche il Colli Tortonesi Cortese 2013, croccante e molto tipico nell’espressione olfattiva che ricorda la mela fresca.

Articolo di urbanocreativonews.it

AGRICOLTURA BIO: IN ALTO I CALICI
aprile 4, 2014 Chiara Mazzocchi agricoltura&territorio, ambiente&territorio

http://www.urbanocreativonews.it/ambiente-e-territorio/agricoltura-bio-in-alto-i-calici

Continuiamo il nostro viaggio nell’agricoltura che “ci piace” e ci inebriamo del profumo di mosto e vitalità che sprigiona Oltretorrente, piccola azienda vitivinicola dei Colli Tortonesi nata dalla mente, ma soprattutto dalle braccia, di una giovane coppia di agronomi. In alto i calici!

1. Chi siete?
Siamo una coppia di stanchissimi agronomi che negli ultimi 4 anni hanno messo in piedi un’azienda vitivinicola nelle colline tortonesi che non pre-esisteva in nessuna forma e una famiglia composta da noi e da due bimbe di 3 e 1 anno.

2. Qual’è stato il vostro (ultimo) lavoro precedente?
Michele: agronomo ed enologo presso una cantina nelle Marche.
Chiara: assegnista di ricerca alla Facoltà di Agraria di Milano.

3. Che formazione avete?
Siamo entrambi agronomi.

4. Quanti anni avete e da dove venite?
Michele: 36 anni, da Milano
Chiara: 33 anni, da Milano

5. Quando avete deciso di cambiare (se avete deciso di cambiare)?
Abbiamo deciso di trasferirci a Paderna (AL), dove lavoriamo e viviamo, e di buttarci in quest’avventura nel 2010, dopo anni passati vivendo sempre separati e senza apparentemente altre possibilità di vivere nello stesso posto facendo entrambi il lavoro per cui avevamo studiato.

6. Perchè avete fatto questa scelta?
Perché a tutti e due piacciono le sfide complicate. Tutto quello che c’è l’abbiamo scelto e messo insieme noi: nel 2010 con qualche risparmio delle nostre famiglie abbiamo preso il primo ettaro e mezzo di vigna e una piccola vecchissima cantina su tre piani in centro paese. Da quel momento abbiamo lavorato giorno e notte per mettere insieme tutta l’attrezzatura che ci serviva (senza poter spendere “a occhi chiusi”, ma anche puntando sempre ad alti traguardi qualitativi), per recuperare vigneti anche centenari, per fare un buon lavoro in cantina nonostante le strutture decisamente fatiscenti, per far esistere la nostra realtà anche burocraticamente e soprattutto commercialmente. Tutto senza piste da seguire, se non l’esperienza fatta nelle altre aziende, l’umiltà di chiedere consigli su tante cose (ma anche le idee chiare e nessuna intenzione di ascoltare consigli su altre), la determinazione che ti fa affrontare anche i sacrifici e il sapersi divertire ad essere creativi.

7. Cosa avete portato di nuovo all’azienda?
…Che dire: essere innovatori dal punto di vista produttivo in agricoltura è difficile! Ci accontentiamo di essere parte di un’agricoltura che rispetto a quella di 30 anni fa è più attenta alla sostenibilità in campagna (siamo biologici certificati) e che non stravolge il prodotto finale con massicci interventi post-raccolta. Forse un’innovazione che potremmo incarnare rispetto al passato (ma non siamo sicuramente gli unici..) è lo spostamento dalla città alla campagna (nel nostro caso non si può parlare di un ritorno).

8. Cos’è per voi l’agricoltura e perchè vi affascina e/o vi appartiene?
L’agricoltura è per noi il contatto quotidiano con la natura, il fascino di un’attività antica.

9. Quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato e che incontrate tuttora? (redditività dell’azienda, organizzazione interna, organizzazione e gestione delle risorse umane, commercializzazione, etc…)
Il dover costruire ex novo tutto quello che in una qualsiasi azienda di più di una generazione è il punto di partenza.

10. Siete felici?
Domanda difficile…Sì, ma speriamo di avere un po’ di tempo libero tra qualche anno, di raggiungere una situazione più rilassata (l’ultimo film visto sia a casa che al cinema risale a più di due anni fa…!).

di Chiara Mazzocchi

Slowine 2014

I vini fini ed eleganti esprimono la territorialità e la personalità dei suoli e delle vigne. Il Colli Tortonesi Timorasso 2011, dal colore giallo paglierino carico con intensi profumi floreali e spiccata nota minerale, porge in bocca un corpo intenso, fresco e molto persistente. Il Colli Tortonesi Barbera Sup. 2010 ha colore rosso rubino profondo ed è intenso nei sentori di sottobosco, frutta rossa matura e spezie; al sorso rivela una buona struttura dal tannino morbido, rinfrescante acidità e una lunga persistenza. Il Colli Tortonesi Rosso 2012 regala percezioni di frutta rossa e vibrante bevibilità. Il Colli Tortonesi Cortese 2012 sfodera fragranze floreali intense e in bocca si fa notare per sapidità e freschezza.

Garagiste 2013

Just when I thought boredom had crept into the vinous landscape, a source such as this comes out of nowhere to electrify all five senses and it does so with such poise, talent and humility, the eventual success that will come their way is already an afterthought…

We first debuted this micro winery in the hills of eastern Piedmont last year and the buzz(saw) the offer created sent a heap of national importers critics and curiosity seekers their way (in a mad dash to usurp and catch a wave that had already left its roost). In France, a small winery such as this would be a lesser story but, in Italy, most natural wine entities with hope and aspiration remain far off in the background to the known brands and larger wineries that continue to pull most of the spaghetti strings in the country.

Like everywhere else in the world, the lens in Italy is changing – a new (hopefully wiser) way of seeing has emerged as the youth culture grows up to become the norm – with their own vision of a unified earth leading the way. Much like generations before them, their world – led by millions of same-age peers around the globe – eventually gains the footing required to take hold and oust the outdated thoughts of the prior. Their vision is far different than their parents and grandparents (like every new generation – in every walk of life) and they wish for their legacy to be the longest lasting yet.

Some generations are fortunate to have great influence on the world, but some are (unfortunately) stymied and stifled by nuisance, economic hardship, war and other man-made calamities that put a hold on the development and growth of new voices that may never be heard from at all.

At present, we are in a time where/when the youth can scream as loudly and as poignantly as they so choose.

We are in a time when the new generation of the world can imprint their creative genius and it will not only be listened to, but it will be given the chance necessary to move mountains. This is an anomaly era for the twenty-somethigns – those that make the choice to step over the line of normalcy, to tread a new path that they believe in (to the inner core of their every fiber), may ultimately have actual, great and lasting impact on the future and the unified word they so hope to create.

They already are.

In wine terms, Oltretorrente has that voice and desire in Northern Italy.

They see things just a bit ahead of others, just a touch slower but even faster because of it.

Their wine is inspirational –  the 2012’s are so good, I actually burst the Rosso out of my mouth for the first time in years (actually spit it down the sides of my face while laughing in complete and utter jubilance) while the mayor of the small Italian town I was tasting with sat aghast at my indecency. For all my attempts at grace and cultural deference everywhere I go, in that moment, I didn’t care.

What mattered was the wine, not my manners, and I do hope each of you captures that same “stop everything, this is different, this is real” essence when you decide to open the bottles below. Not only are they (for the time being) priced at laughable levels for the intrigue and importance to their economically depressed region, but they are as alive as you will allow them to be…

Jon Rimmerman

Garagiste

Seattle, WA

Goodmakers.it

Da una delle uve a bacca bianca più diffuse, e forse meno considerate, del Piemonte sudoccidentale un perfetto esempio per ricredersi: così succoso, fresco e di ottima acidità che fa venire voglia di masticarlo. Questo Cortese di Oltretorrente nasce grazie al recupero fatto da Michele e Chiara di alcune vecchie vigne di collina – certi appezzamenti hanno oltre 100 anni di vita e di onorata carriera – suddivise in 6 parcelle e ben 10 ambienti differenti con un’altitudine compresa tra i 350-400 metri. La coltivazione biologica dà luogo a un bianco onesto e molto dotato, giallo paglierino intenso e brillante con riflessi verdolini che anticipano tanto dei suoi profumi e della sua giovane età. Al naso poi è invitante e accattivante, profumato com’è di fiori di campo, di erbe aromatiche, salvia in particolare, e di tanta frutta matura e succosa, pera e mela prima di tutto, ma anche agrumi, pompelmo e lime. Il sorso poi è eccezionale grazie a un’ottima complessità e all’ampiezza data dalla materia unica da cui proviene, con quelle sensazioni saline che chiudono la beva insieme a una prolungata persistenza. Non si smetterebbe mai di berlo, ma bisogna fare attenzione perché le bottiglie prodotte sono proprio pochine. A buon intenditor poche parole.